Molto conservatore per alcuni aspetti, il pensiero cristiano ortodosso è molto più liberante e creativo, rispetto a quello cattolico, per altri aspetti. E’ morto di recente uno dei teologi ortodossi più conosciuti. Olivier Clément, francese, erede della scuola russa ortodossa emigrata a Parigi all’indomani della rivoluzione russa nell’Institut Saint-Serge, ha scritto molti libri tradotti e pubblicati anche in Italia.
C’è un breve scritto, che è stato pubblicato dalla Qiqajon, la casa editrice del Monastero di Bose, in prima fila nel dialogo ecumenico, che è molto interessante e che si intitola Il potere crocifisso. Vivere la fede in un mondo pluralista.
Per immergersi nella lettura di questo piccolo volumetto, occorre calarsi nella visione mistica tipica del cristianesimo ortodosso: “Il contemplativo immerso nel silenzio e ogni atteggiamento di preghiera, di apertura al mistero, provocano nella storia un’irruzione dell’eternità e permettono quelle creazioni di vita e di bellezza che, a loro volta, terranno desti i cuori”.
La chiave di lettura: comprendere il rapporto tra il potere e la fede per vivere rischi e promesse del pluralismo. La fede è, appunto, quella cristiana.
L’insegnamento evangelico distingue il regno di Dio e il regno di Cesare, garantendo spazio alla libertà della persona. Nella prospettiva evangelica, manco a dirlo, il vero potere è quello del Dio crocifisso. E di potere si tratta, non di rassegnazione. E’ un potere più che attivo, che consiste nella follia dell’amore, nel dare la vita per i propri amici, nel “servire”.
Scrive Clément: “La vittoria di Cristo sulla morte trasforma al fondo del nostro essere l’angoscia in gratitudine. I padri della chiesa, specie i padri ascetici, rivelano che le due “passioni-madre” sono l’avidità e l’orgoglio, queste risorse del potere decaduto, e più in profondità ancora, la “paura nascosta della morte”.
Ma se siamo veramente risuscitati nel Risorto, se la morte è già alle nostre spalle, sepolta nelle acque del battesimo, allora non abbiamo più bisogno né di schiavi né di nemici per proiettare su di loro la nostra angoscia e il nostro desiderio di essere Dio, noi lo siamo umilmente un Cristo, siamo cioè capaci di amare.
La prospettiva di Clément è profondamente cristiano ortodossa, si cala nella visione di una divino-umanità che libera lo Spirito Santo nella forza della creazione e nel dinamismo della storia: tutto si ricapitola e si apre sull’avvenire con l’incarnazione, la croce nuovo albero di vita, la risurrezione e la pentecoste. In questa prospettiva, il cuore della chiesa non è certo nel potere, ma nell’evangelo e nell’eucarestia.
Il cristianesimo del XXI secolo non sarà né un moralismo né un pietismo, questa è la grande speranza di Clément, ma l’annuncio, che chiama a una santità creatrice, della vittoria di Cristo sulla morte e sull’inferno.
Si tratta di penetrare fino in fondo l’abisso dell’esistenza umana, con tutto il suo carico di sofferenza e di delusione, e anche questo è molto mistico e molto ortodosso: solo a quel punto “lo Spirito li farà entrare non nel mondo della ‘salvezza’ e della morale, ma nel mondo della resurrezione e della trasfigurazione, una trasfigurazione totale dell’uomo e dell’universo”.
"SE NOI RISOLVIAMO I PROBLEMI DELLA FEDE COL METODO DELLA SOLA AUTORITA', POSSEDIAMO CERTAMENTE LA VERITA', MA IN UNA TESTA VUOTA!" (San Tommaso - Seduta di Quodlibet IV, a 16, Parigi, 1271)
sabato 2 maggio 2009
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