La vita familiare come un’esperienza mistica, una vita fatta non solo di razionalità, ma di corpo e di parola. Il teologo francese, laico, sposato, padre, docente universitario a Lione, Xavier Lacroix, parla ancora una volta della famiglia e lo fa in maniera accattivante e libera, senza il timore paralizzante di dover difendere l’istituzione dalla evidente, e spiegabile, crisi attuale. Crisi che affronta con grande serenità, a differenza di molte altre letture cattoliche, che tendono a demonizzare e colpevolizzare chiunque non rispetti le regole dell’istituto familiare. Il libro, Di carne e di parola, Dare un fondamento alla famiglia, è stato tradotto e pubblicato in Italia dall’editrice Vita e Pensiero.
La libertà del discorso di Lacroix, che riconosce un ruolo importante alla fede nel matrimonio, è data dall’orizzonte in cui si pone, per affrontare tutta una serie di tematiche: il matrimonio non è né borghese, né cristiano, né moderno, né classico, è la più universale delle istituzioni.
La parola e la carne sono considerati come elementi essenziali, nell’analisi del legame creato dalla famiglia, un legame che rende felici, che è casa ed esodo allo stesso tempo, e che è capace di durare nel tempo.
La parola solenne è radice della promessa e della fedeltà, della libertà che è capace di proiettarsi nel futuro: nel matrimonio si accoglie un’altra persona, gli si crea del posto nella propria vita, per costruire qualcosa di solido e di reale. Dalla parola nasce la riflessione sul matrimonio come istituzione: un’analisi per lo più filosofica, che però può rappacificare con questo aspetto anche i più romantici, quelli che sono convinti che il matrimonio uccida l’amore.
Lacroix parla dell’impossibilità quasi nel vivere un’unione tra uomo e donna. Ma si sofferma su quello che preferisce chiamare l’essenziale, perché parlare di ideale rimanda ad una perfezione inaccessibile. L’essenziale non è sulle nuvole, ma è nel centro del cuore, nella più profonda intenzione. La vita degli sposi è vista come un’avventura spirituale, in cui entrano in gioco risorse naturali, come il desiderio e la tenerezza, risorse di superamento, come la volontà, il perdono, la pazienza, e risorse soprannaturali, che non si riducono né al buon funzionamento dell’apparato psichico né ai poteri di una volontà autonoma, ma che riconducono ad una dinamica pasquale, per cui occorre perdersi per ritrovarsi. Una dinamica pasquale, che è una traversata, come recita un adagio del Talmud: l’unione dell’uomo e della donna è un miracolo ancora più grande di quello del passaggio del mar Rosso.
"SE NOI RISOLVIAMO I PROBLEMI DELLA FEDE COL METODO DELLA SOLA AUTORITA', POSSEDIAMO CERTAMENTE LA VERITA', MA IN UNA TESTA VUOTA!" (San Tommaso - Seduta di Quodlibet IV, a 16, Parigi, 1271)
venerdì 6 febbraio 2009
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