Rieccoci qui a parlare del cardinal Martini e del suo libro che da due settimane è nelle librerie italiane, Conversazioni notturne a Gerusalemme, edito, e tradotto dall’originale tedesco, da Mondadori. Un libro da leggere e da rimeditare, alla luce di quanto sta avvenendo nella Chiesa e di quanto quotidianamente facciamo esperienza nella comunità particolare in cui ci troviamo. Perché Martini non parla di problematiche astratte, ma in questo libro è quasi costretto a parlare di cose essenziali, di cui spesso, da adulti, ci si dimentica: la felicità, l’amore, l’amicizia, il dolore, la morte, il senso della vita. Costretto da un dialogo serrato a cui si sottomette, lui ex arcivescovo della diocesi più grande al mondo, Milano appunto, lui gesuita che è stato a capo di una delle scuole bibliche più importanti al mondo, l’università gregoriana dei gesuiti a Roma, incalzato dalle domande di giovani che si sono impegnati a confrontarsi con la dura realtà dei bambini di strada.
E’ leggendolo che riscopriamo, nella sua lettura, la chiesa che in molti sogniamo, una chiesa dove la prima domanda che ci si pone non è se sia permesso o se sia peccato, ma una chiesa in cui, come comunità di persone, si guarda ad una mèta. Una chiesa in cui si prende
coscienza che con divieti e illusioni non si va da nessuna parte. Una chiesa in cui si parla, ci si confronta, si hanno idee ed esperienze diverse e si cresce insieme, alla scoperta della fede cristiana. Una chiesa che ha bisogno più di me e di te, piuttosto che del potere. Una chiesa che dai giovani, come solo i giovani sanno fare, attende una ventata di aria fresca. Altrimenti, senza questa speranza di cambiare qualcosa, non varrebbe neppure la pena criticare la chiesa. Una chiesa non conformista, che non può dipendere dai numeri o dai grandi successi, ma che è resa interessante dalla fede salda dei cristiani che ne fanno parte.
Per un libro di ampio respiro, che si legge e che poi riemerge nell’istante in cui ci si confronta con la realtà che viviamo, dalle questioni più particolari a quelle più universali, come la pace e la giustizia. Nulla viene escluso da queste conversazioni notturne a Gerusalemme, con un altro padre gesuita, che gli sottopone le domande raccolte tra questi giovani impegnati.
Martini dimostra grande fiducia nei giovani, ribadisce quanto è essenziale promuovere la capacità di giudizio nei singoli cristiani: “Non possiamo pretendere dai bambini e dai giovani tutto ciò che sarebbe ideale. Troveranno la loro strada a poco a poco. I percorsi non possono essere imposti dall’alto, dalle scrivanie o dalle cattedre. La direzione della Chiesa è sollevata da questo peso se ascolta e ha fiducia nel dialogo con la gioventù. E’ essenziale promuovere la capacità di giudizio nei singoli cristiani”.
"SE NOI RISOLVIAMO I PROBLEMI DELLA FEDE COL METODO DELLA SOLA AUTORITA', POSSEDIAMO CERTAMENTE LA VERITA', MA IN UNA TESTA VUOTA!" (San Tommaso - Seduta di Quodlibet IV, a 16, Parigi, 1271)
giovedì 13 novembre 2008
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