"SE NOI RISOLVIAMO I PROBLEMI DELLA FEDE COL METODO DELLA SOLA AUTORITA', POSSEDIAMO CERTAMENTE LA VERITA', MA IN UNA TESTA VUOTA!" (San Tommaso - Seduta di Quodlibet IV, a 16, Parigi, 1271)

sabato 25 ottobre 2008

Amare la chiesa

Ritorniamo su un libro di cui abbiamo già parlato, ma che non ci stanchiamo mai di rileggere. Il libro è postumo, Enzo Bianchi della comunità di Bose ha deciso di pubblicare, per la casa editrice Qiqajon, alcuni interventi che si è ritrovato per le mani. L’autore in questione è don Michele Do, che per una vita è stato punto di riferimento per molti cristiani lassù a Saint-Jacques, un piccolo paesino della Val d’Ayas in Valle d’Aosta, il titolo del libro, “Amare la chiesa”.
Ci ritorniamo, perché sono tempi in cui occorre ripetersi spesso che questa chiesa è prima di tutto da amare. Le contraddizioni interne sono davvero tante in una chiesa in cui ci si riconosce sempre meno e da cui si tende ad allontanarsi oppure in cui ci si separa in specie di sette, una contro l’altra. Una chiesa dove non siamo capaci a guardarci in faccia per quello che siamo e a dirci quello che viviamo, quello che pensiamo, nella semplicità evangelica di chi non ha nulla da perdere e nulla da guadagnare, se non la pace con la propria conoscenza e l’amore del prossimo.
Efficace l’attacco del primo intervento di don Do, pubblicato da Bianchi: “La chiesa è cercare di avere una piccola luce dentro di noi e di metterla in comune per nascere una ricchezza maggiore. Non è una soluzione, ma una ricerca”.
Per un tipo combattivo come lui, l’argomento era talmente importante da fargli affermare: “Non discutiamo. Ne ho abbastanza delle discussioni. Invece conversiamo, mettiamo insieme le esperienze più vere, esprimiamo le cose profonde che ognuno sente. Nel discorso amico e nella preghiera emerge lo Spirito di Dio”.

lunedì 20 ottobre 2008

Il lusso della conoscenza e del senso critico

Lo sappiamo anche noi, che maciniamo libri, per leggerli e per diffonderli quanto più possibile: il costo dei libri sta salendo alle stelle. Un romanzo che divoro in due notti mi costa sedici, diciasette euro. E non ho certo tempo di andare a cercarlo in biblioteca e aspettare che sia disponibile, il ritmo di vita frenetico non mi concede più di “perdere” del tempo in biblioteca come quando ero studente e tutt’al più lavoricchiavo e non “tenevo famiglia”.
Lo sappiamo benissimo che il libro costa. C’è una cosa che però forse non tutti sanno e cioè come funziona il mercato del libro. A noi non spaventa la grande distribuzione e la politica aggressiva che ne deriva: quello sconto del quindici per cento, di cui abbiamo goduto anche noi, prima di avere una libreria, e che i grandi magazzini cedono al loro cliente, riguarda solo pochissimi titoli, rispetto all’intero mercato del libro. E si tratta per lo più di titoli che il mercato brucia in pochi mesi, dopo di che questi istant book cadono nel dimenticatoio e difficilmente si troveranno ancora sugli scaffali delle librerie. Di sicuro, comunque, non si troveranno più sugli scaffali delle librerie dei grandi magazzini.
Quello che spaventa è che i grandi editori o le grandi librerie stanno accentrando in sé la produzione e la vendita del libro: fantastiche librerie, come la Feltrinelli o la Fnac, dove davvero si trova l’impensabile, stanno concentrando in sé il mercato del libro. Non siamo assolutamente contro queste grandi espressioni di mercato. E’ un piacere muoversi in queste grandi librerie e scoprire titoli che avremmo tanto desiderato trovare, senza neppure sperare che esistessero. Il problema è che grandi librerie hanno bisogno di grandi bacini di utenza, cioè grandi città. Altrimenti, non sono in grado di mantenersi in vita. Ora, l’Italia storicamente è una civiltà urbana molto diffusa sul territorio, non è certo uno Stato di metropoli. E’ insomma una grande provincia. Le grandi città, dove queste grandi librerie si insediano, si contano su poche, pochissime, mani. Troppo poche. E tutte le altre cittadine, dove vivono e lavorano tantissime persone, il cui livello culturale è spesso più alto, in percentuale, di quello di chi vive nelle grandi città? Che cosa dovremmo fare?
Forse non tutti si rendono conto che sui libri il prezzo è imposto e ancora meno sanno che la scontistica è fissa al trenta per cento. Nessun commerciante sano di mente si metterebbe nel commercio con questi numeri. Eppure i librai lo fanno. E spesso devono lottare con chi elemosina sconti, che non chiederebbero mai al venditore di scarpe o di abbigliamento, che invece ricaricano la loro merce del duecento per cento.
Le grandi librerie, come Feltrinelli, concedono uno sconto del cinque per cento ai loro clienti fidelizzati, quando raggiungono una certa cifra di acquisti. Uno sconto irrisorio, ma è davvero già tanto nel mercato del libro e se lo possono permettere loro che godono dalla distribuzione di sconti più alti, dato che lavorano sui grandissimi numeri.
Sono solo alcune riflessioni che vogliamo fare insieme agli amici di Filotea, perché la riflessione urge: come funziona il mercato del libro? perché credere che il senso critico e la conoscenza e la fantasia sono valori da difendere? e il libro rappresenta ancora uno strumento per coltivare questi valori nella nostra vita?
Lo sappiamo anche noi che la conoscenza sta diventando un lusso. Per questo è necessario prendere coscienza di come stanno le cose. Come punto di partenza e non di arrivo. Le strade da imboccare sono tutte da inventare.