[...] Giovanni XXIII è stato soltanto un lampo di luce posato per sbaglio là dove ci deve essere solo il buio. Il santo buio agghiacciante delle curie come lo vuole Dio, dove i forti si santificano con le croci e i deboli riescono a non dannarsi cioè a santificarsi con gli errori! [...]
(I care ancora)
[...] Noi la Chiesa non la lasceremo perché non possiamo vivere senza i suoi sacramenti e senza il suo inse-gnamento. Accetteremo da lei ogni umiliazione, anche, se sarà necessario, di inginocchiarci davanti a Gedda caudillo d’Italia, me ce lo dovrà dire il Papa con atto solenne che ci impegni nel Dogma. Non il giornale della Fiat. E fino a quel giorno vivremo nella gioia della nostra libertà di cristiani. Criticheremo vescovi e cardinali serenamente visto che nelle leggi della Chiesa non c’è scritto che non lo si possa fare. Il peggio che ci potrà succedere sarà d’essere combattuti da fratelli piccini con armi piccine di quelle che taglian la carriera. Ma son armi che non taglian la Grazia né la comunione con la Chiesa. Il resto tenteremo di non contarlo. [...]
(Lettere di don Lorenzo Milano priore di Barbiana)
[...] Rovistiamo dunque negli errori di casa nostra solo quel tanto che basta per contribuire anche noi senza falsa umiltà all’educazione e istruzione dei nostri confratelli e superiori compresi i Vescovi e il Papa (che hanno bisogno come tutti e forse più di tutti). Ma dopo aver ottenuto questi due scopi basta, non ne parliamo più, ci si può far sopra anche una risata divertita. Se prendiamo il volto tragico della catastrofe vuol dire che non crediamo in Dio e nella Provvidenza, vuol dire che non siamo in grazia di Dio. [...]
(Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana)
[...] La via che conduce alla Verità è stretta e ha da ambo i lati precipizi. Esistono eresie di sinistra ed eresie di destra. Siamo nella Chiesa apposta per sentirci serrare dalle sue rotaie che ci impediscano di deviare tanto in fuori che in dentro. [...]
(Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana)
[...] Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O bocciarlo. Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. Appartiene alla ditta.
(Lettere a una professoressa)
[...] La vostra libertà è di scegliere entro i limiti delle poche possibilità che vi danno, cioè di ballare un twist o un madison, ma non di ballare o pensare; non di ballare o regnare ed essere padroni del vostro voto, del vostro pensiero; non di ballare oppure di vincere discussioni; non di ballare o convincere le persone con cui parlate. [...]
(Don Milani, la ricreazione è finita)
[...] E Gesù stesso ha molto più vissuto che parlato. E molto più insegnato col nascere in una stalla e col morire su una croce che col parlare di povertà e di sacrificio. [...]
(Esperienze pastorali)
[...] Non potrei vivere nella Chiesa neanche un minuto se dovessi viverci in questo atteggiamento difensivo e di disperazione. Io ci vivo e ci parlo e ci scrivo con la più assoluta libertà di parola, di pensiero, di metodo, di ogni cosa. Se dicessi che credo in Dio direi poco perché gli voglio bene. E capirai che voler bene a uno è qualcosa di più che credere nella sua esistenza!!! [...]
(Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana)
[Citazioni da: Don Milani. Ideario. 230 voci, Stampa alternativa, 2007, 10,00 euro]
sabato 5 aprile 2008
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