Certo ha il suo fascino convincersi che Gesù possa avere lasciato un insegnamento segreto, a cui possono aspirare solo un gruppo ristretto di persone, tra le quali aspirare ad essere presenti. Perché scandalizzarsi che questa aspirazione esista e dia spazio ad accattivanti fenomeni narrativi? Del resto, il problema si è posto fin dall’inizio della nostra storia cristiana, proprio per l’originalità del messaggio cristiano: morto l’ultimo apostolo, ci si allontanava dall’evento rivelazione e si trattava di capire in che cosa mai si sarebbe concretizzata quella promessa dello “Spirito di verità”.
E già: nelle Scritture non c’era tutto, cristallizzato una volta per tutte in una sorta di verità immobile per sempre, si trattava di mantenere viva la tradizione di una Chiesa vivente. Non sono bastati ancora duemila anni perché i cristiani si intendano sulla questione, questo fa capire quanto sia essenziale porsi delle domande al riguardo.
I primi cristiani dovettero affrontare ben presto il problema: esiste una tradizione che risale agli apostoli e che è rimasta segreta, che non è stata registrata negli scritti riconosciuti come canonici nella Bibbia? Qualcuno aveva tramandato delle parole di Gesù, che solo pochi avevano avuto la buona sorte di conoscere? Gli scrittori di romanzi di successo planetario nella nostra epoca non hanno inventato nulla. Nei primi secoli, l’idea di un insegnamento segreto di Gesù si fuse con la tradizione cristiana e con temi filosofici e mitologici della tarda antichità. Risultato: un fenomeno sincretistico, dalle sfumature molto variegate, che va sotto il nome di gnosticismo.
Si trattò di un fenomeno che trascinò in questa convinzione molte comunità cristiane e che impegnò i migliori ingegni del tempo, tra cui quelli che noi ricordiamo come Padri della chiesa. Risposte diverse arrivarono da Oriente e da Occidente del mondo cristiano della tarda antichità.
Da Oriente, da un mondo cioè abituato a risolvere i problemi filosofeggiando secondo il pensiero greco, arrivarono risposte differenti rispetto all’Occidente, al mondo latino, meno raffinato e più pragmatico, ma non per questo meno efficace.
Basilio, a Oriente, scrisse pagine bellissime sulla tradizione vivente della Chiesa, che esprime verità che non sono state scritte e che non per questo hanno meno valore; tradizione vivente che solo duemila anni dopo sarà chiarita nella chiesa cattolica dal Concilio Vaticano II, dopo una lunga storia di censure e di condanne per chi aveva osato pensare la fede cristiana come i Padri della chiesa.
A Occidente, Ireneo da Lione scrisse pagine altrettanto importanti nella nostra storia: gli apostoli tramandarono tutto il deposito di ciò che della verità era stato loro rivelato, non tenendo nulla per sé, una tradizione che venne affidata alle chiese.
Nel mondo cristiano, in alcune epoche, si è molto dibattuto sulle questioni essenziali della fede, un gusto che si sta perdendo proprio in questa epoca di globalizzazione, quando la comunicazione non ha più barriere.
"SE NOI RISOLVIAMO I PROBLEMI DELLA FEDE COL METODO DELLA SOLA AUTORITA', POSSEDIAMO CERTAMENTE LA VERITA', MA IN UNA TESTA VUOTA!" (San Tommaso - Seduta di Quodlibet IV, a 16, Parigi, 1271)
martedì 30 dicembre 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
0 commenti:
Posta un commento