Fede cristiana e cultura sono da sempre un binomio inscindibile. Peccato che la Chiesa, nella sua lunga, lunghissima storia, lo abbia dimenticato - e lo dimentichi ancora - troppo spesso.
La fede cristiana non ha nulla a che fare con le statistiche che assicurano le gerarchie sulla consistenza del popolo cristiano nella società umana, così come ha poco a che fare con inspiegabili devozioni che tengono le persone legate a fenomeni che in ogni caso hanno a che fare con autentica esperienza religiosa, non necessariamente cristiana.
Fin dalla predicazione del suo fondatore - parliamo di Gesù Cristo - la fede cristiana è stata caratterizzata dalla necessità di spiegare, capire, e allo stesso tempo, vivere quello in cui crediamo. Così come è sempre stato importante avere coscienza della storia a cui apparteniamo, vale a dire della nostra tradizione cristiana.
La realtà di una tradizione cristiana è stata riportata in auge dal Concilio Vaticano II, ma già nei primi secoli della nostra storia i padri della chiesa occidentali ne ribadivano l’importanza: in fondo, è quella prima testimonianza, quella prima esperienza delle comunità cristiane, riattualizzata nei secoli, che ci garantisce su quello che crediamo. Certo, tutta la riflessione dei padri della chiesa orientali, sulla ricerca di uno stretto legame tra ragione e fede, ci ha aiutati a crescere nel corso dei secoli. Ma è sempre stata la testimonianza il carattere fondamentale della fede cristiana.
Di questo “deposito” iniziale si fanno garanti, fin dalle origini del cristianesimo, in modo particolare, i vescovi della comunità cristiana. Un ruolo importante, che nulla ha a che fare con qualsiasi forma di potere nel sistema “chiesa”.
Di questo ruolo pare avere coscienza, certamente supportato dai potenti, e non comuni, mezzi di comunicazione della diocesi di Milano, il cardinale Tettamanzi. Siamo arrivati al punto che l’opinione pubblica si stupisce se un cardinale decide di fare quello che deve fare. E così, se intitola la sua ultima lettera “Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito. Lettera agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione”; e se apre un dialogo con queste persone, troppo spesso, nelle situazioni concrete delle parrocchie, escluse in tante piccole situazioni dalla vita della comunità; e se esprime il suo dispiacere qualora queste persone abbiano trovato sul proprio cammino uomini e donne della comunità cristiana che le abbiano ferite; e se scrive di interrogarsi sul perché capiti che il legame del matrimonio si spezzi, ponendosi una lunga serie di domande, invece che imporre una lunga serie di affermazioni e di certezze; e se quasi supplica queste persone di partecipare con fede alla celebrazione eucaristica, anche se non possono accostarsi alla comunione, citando l’ultima enciclica del Papa, che in fondo dice le stesse cose, solo con un tono un po’ più impertinente; e se si prolunga sulla necessità che le comunità cristiane vivano con segni profetici l’amore e la misericordia di Dio. Insomma, se il cardinale Tettamanzi scrive tutto questo, finisce che ci stupiamo tutti. Eppure non fa altro che spiegarci e vivere lui per primo la fede cristiana. Perché ci stupiamo? Forse perché non è più questo l’atteggiamento generalizzato tra chi ha canali per fare sentire la propria voce, nelle comunità cristiane?
Ed è tra lo stupore generale che il cardinale Tettamanzi ha trovato il modo più attuale per fare rivivere il binomio fede cristiana e cultura: è su You Tube, una delle migliori espressioni dei vantaggi della globalizzazione, che possiamo guardare e ascoltare non solo le sue catechesi quaresimali, ma anche le sue risposte alle domande che gli arrivano sul sito internet della diocesi di Milano - il migliore in Italia e di questo non ci stupiamo di certo. Le catechesi di quest’anno sono sul battesimo e si tengono di volta in volta in battisteri antichi della diocesi: il linguaggio di Tettamanzi non ha nulla a che fare con il linguaggio mediatico vuoto stile marketing, che caratterizza molta della comunicazione su Internet; è il linguaggio di un vescovo di settant’anni, che veste talare e zuccotto da cardinale, tutti simboli di una storia di una chiesa che arriva da lontano; eppure i contenuti, che arrivano chiaramente da lontano, come il linguaggio utilizzato dal vescovo, sono estremamente attualizzati: Tettamanzi fa in modo che conosciamo la nostra storia di cristiani, ci racconta di quando Ambrogio ha battezzato Agostino e del significato dei simboli del battesimo e della storia del sacramento. Insomma, ci rende consapevoli di quello che siamo e di quello in cui crediamo. Così come, nei video in cui risponde alle domande che gli arrivano sul sito, mette al centro delle sue risposte la conoscenza della nostra fede e, soprattutto, l’amore di Dio.
mercoledì 5 marzo 2008
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1 commenti:
In effetti la pastorale di Tettamanzi sulla famiglia, oggetto del programma pastorale diocesano 2006-2009, è ben lontana dalle asprezze polemiche e dall'ideologismo della linea attuale della Presidenza della Conferenza episcopale. Lo testimonia anche l'ultimo testo così ben presentato in questo commento della libreria Filotea . Non a caso è stato ripreso ampiamente dalla stampa italiana ed internazionale perchè difforme e con parole di accoglienza ben diverse da tutto il resto che ha creato disagio nell'opinione pubblica cattolica e non .
Resta il problema della non ammissione dei divorziati risposati all'Eucaristia. Qui Tettamanzi si deve fermare di fronte alle inflessibili norme vaticane. Ma anche lo stesso Consglio Pastorale della diocesi ambrosiana si è espresso, ai tempi del Card. Martini, perchè la Chiesa accolga la prassi da sempre in vigore nella Chiesa ortodossa ed anche nella Chiesa cattolica nel primo millennio. Questa prassi prevede che sia riammesso il divorziato risposato alla piena comunione nella Chiesa dopo un percorso di ripensamento e di verifica.
Come è possibile usare tante belle parole, come fa Tettamanzi ed anche altri, nei confronti dei divorziati risposati e poi al momento del massimo momento comunitario, che è quello dell'Eucaristia, tenerli in un angolo ?
Vittorio Bellavite
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