domenica 2 marzo 2008

Cristiani del Medioevo: cristiani più liberi rispetto alla nostra epoca globalizzata?

Quanto le ideologie siano pericolose, da qualunque fonte siano sgorgate, che sia filosofica o politica o anche religiosa, si capisce godendosi la lettura di un libretto dello storico Jacques Le Goff, che Laterza ha pubblicato in edizione economica, “ Il cielo sceso in terra. Le radici medievali dell’Europa”. Al di là delle infinite e vuote discussioni sulle origini cristiane o meno dell’Europa, come se la cosa fosse così rilevante, Le Goff attraversa a volo d’aquila i lunghi secoli del medioevo, lasciandoci intendere quali rivoluzioni culturali e mentali siano state vissute in quegli anni. Certo, il cristianesimo non poteva restarne fuori.
Anzi, parliamo di cristianesimo e di chiesa, ché le due realtà vanno da sempre a braccetto, che la cosa ci piaccia o no.
All’inizio del medioevo succede un fatto curioso, il matrimonio, che fino ad allora era stato considerato un affare civile, diventa una questione gestita dalla chiesa. Questo porta dei vantaggi, come il tentativo di limitare i matrimoni tra consanguinei o come l’impossibilità di ripudiare la moglie (posssibilità fino ad allora a senso unico) in quanto indissolubile, però sono anche gli anni in cui il matrimonio diventa un sacramento e quindi può essere gestito solo dai preti. Nuova realtà di matrimonio che conviveva con l’amor cortese (la storia umana è straordinariamente ricca di contraddizioni), in cui il vero signore era la donna amata e il cavaliere era il suo servo. Certo, parliamo di un amore idealizzato e cantato, nella realtà la poligamia dei signori e la schiavitù della donna resterà a lungo una realtà.
E’ tipica del medioevo la libertà di pensiero, almeno tra gli intellettuali. Certo, parliamo di una società fortemente analfabetizzata. Con il nascere e lo svilupparsi delle università, la storia del cristianesimo conosce tempi d’oro, con veri e propri dibattiti (oggi impensabili senza anatemi reciproci e senza richiami continui, almeno da parte delle gerarchie, ad una dottrina assoluta nel tempo e nello spazio) sulle questioni essenziali della fede cristiana.
Paradossalmente, tra XII e XIII secolo, è il dubbio, non ancora come metodo, ad essere posto alla base della ricerca della verità. Quella che la chiesa chiama “scolastica”, riferendosi, successivamente negli ultimi secoli, a questo sistema di pensiero come ad una verità indiscutibile, in realtà era nel medioevo il sapere che nasceva nelle università: attraverso le domande (quodlibetales) che gli studenti ponevano ai maestri e le quaestio, poste su argomenti predeterminati, a cui seguivano le disputationes. Già nell’XI secolo, la dialettica era, per S.Anselmo, il metodo fondamentale per la riflessione sulle idee.
Dialettica che oggi pare scomparsa dall’orizzonte del vissuto cristiano.
Di S. Tommaso, fondatore di questo pensiero che tentò di equilibrare ragione e fede, di mettere d’accordo Dio e uomo, libero arbitrio e grazia, e che venne chiamato “scolastica”, perché si sviluppò nelle università, Le Goff scrive: “Fu un professore alla moda, che attirava ed entusiasmava gli studenti, oltre che un pensatore ardito che suscitò l’ostilità di molti colleghi e di alcuni influenti prelati. E’ il prototipo dell’intellettuale europeo, seducente e contestato, che illuminava e al tempo stesso turbava gli ambienti intellettuali e religiosi”.
E dire che fu proprio in nome della dottrina di S. Tommaso che molti teologi, tra XIX e XX secolo, persero il posto di docenti e il diritto ad esprimere il loro pensiero sull’esperienza di fede cristiana. Perché anche in questo Tommaso fu maestro - anche se Le Goff non lo dice - e cioè nel riportare sempre la teologia all’esperienza cristiana, in una ricerca continua di Dio e dell’ uomo.
Davvero curiosa è la storia del cristianesimo.

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