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"SE NOI RISOLVIAMO I PROBLEMI DELLA FEDE COL METODO DELLA SOLA AUTORITA', POSSEDIAMO CERTAMENTE LA VERITA', MA IN UNA TESTA VUOTA!" (San Tommaso - Seduta di Quodlibet IV, a 16, Parigi, 1271)

sabato 11 luglio 2009

Filotea foglio settimanale n.27 11.07.09

sabato 4 luglio 2009

Filotea foglio settimanale n. 26 04.07.09

Siamo tutti sulla stessa barca

Il primo a stupirsi dell’abbinamento è stato lo stesso cardinal Martini, che in un lungo colloquio con il direttore storico di Repubblica, Scalfari, ha ammesso che lui e don Verzé sono molto diversi sia per temperamento sia per formazione, come diverse sono le loro biografie e le loro visioni politiche e sociali.
Ma è lo stesso Martini ad aver riconosciuto che “siamo insieme sulla stessa barca”, la barca della chiesa, pur con tutte le diversità del caso.
Il libro raccoglie conversazioni, che si sono tenute all’inizio del 2009, tra il cardinal Carlo Maria Martini e e don Luigi Maria Verzé, il fondatore degli ospedali San Raffaele. Si intitola, appunto, Siamo tutti sulla stessa barca, pubblicato dalle edizioni San Raffaele.
Un confronto a ritmo serrato per le domande che don Verzé pone al cardinal Martini.
Si parla di bioetica, a Verzé sta molto a cuore tentare di avere l’approvazione di Martini per le ricerche che si compiono nei suoi centri sulla qualità e l’allungamento della vita dell’essere umano. Martini risponde a tutte le domande sull’argomento in maniera molto diplomatica, ammettendo che sicuramente anche le ricerche dei suoi centri sono ispirate all’amore di Dio e dell’uomo. Nulla di più. Nessuna benedizione esplicita per il suo lavoro.
Verzé cerca anche di provocare Martini su temi come i divorziati risposati e il celibato dei preti, si sa che le posizioni del cardinale a volte sfiorano il dissenso nella chiesa cattolica. Ma anche su questi temi, di fronte a don Verzé, il cardinale non si sbilancia.
Emblematica la risposta di Martini a don Verzé che gli fa notare che molti avrebbero voluto vederlo eletto papa, cercando di portarlo dalla propria parte a forza di lusinghe.
Bellissima la risposta di Martini, che lascia intendere molto più di quello che dice, sia per il suo interlocutore sia per lo stesso Papa: “In ogni cosa abbandoniamoci alla Provvidenza, che agisce per il meglio della Chiesa. Oggi è importante sostenere il Papa nella sua azione e comprendere meglio i suoi intenti, senza snaturarli. Siamo tutti con lui e vogliamo che egli sia sempre più vicino a tutti gli uomini”.

sabato 27 giugno 2009

Filotea foglio settimanale n. 25 - 27.06.09

L'unto del Signore. Intrecci di potere tra Chiesa e finanza

Ombre che aleggiano, amici di amici, fiumi di soldi che scorrono da origini oscure verso destinazioni più chiare, millantati esperti della materia, che tanto esperti non sono, incontri tra personaggi loschi, che appaiono non troppo casuali.
L’inchiesta di Ferruccio Pinotti e Udo Gumpel, L’unto del Signore, pubblicata dalla Bur, non sembra all’altezza delle precedenti inchieste del giornalista, resta comunque una lettura consigliabile, per capire in quale paese viviamo, con quale chiesa abbiamo a che fare, almeno in alcune delle sue componenti, che sono comunque innegabili e riconoscibili.
Pinotti delude un po’ in questa sua ultima fatica, dopo libri imperdibili come Poteri forti, Fratelli d’Italia, Opus Dei segreta. Ammiccamenti, ipotesi, “molti dicono”, “molti vedono”, mentre nelle precedenti inchieste le sue fonti erano atti giudiziari e testimoni quasi unici. Ed è un gran peccato, visto l’argomento in questione, l’intesa con il Vaticano II, la nascita di Fininvest, di Forza Italia, una grande fortuna, con radici che affondano nell’Italia dei poteri forti, finanza laica e finanza cattolica.
Curiosità, come le origini di un giovane Berlusconi nell’esperienza dell’Opus Dei, dove incontra Marcello dell’Utri. Quasi fatti di cronaca, i legami tra i due uomini di potere, letti sui giornali durante il processo, che ha visto Dell’Utri condannato, in primo grado, per associazione mafiosa.
Sui rapporti tra il Vaticano e Forza Italia, Pinotti si sarebbe potuto spingere ben più in là di una semplice caricatura anticlericale, tipica di una certa sinistra italiana, che troppo spesso se ne è fatta accecare. Curiosa la ricostruzione, più concreta rispetto al tritato anticlericalismo, dei favori concreti che l’unto del Signore ha fatto a esponenti del mondo cattolico più legati al Vaticano.
L’ombra di Andreotti aleggia sempre dietro i racconti dell’inchiesta, ma di lui certo non si possono tratteggiare più che ombre.
Molto interessante l’intervista a Gianni Baget Bozzo, scomparso di recente, il prete socialista prima e poi cattolico ultraconservatore, che definì Berlusconi l’uomo della Provvidenza e che ebbe sempre un interesse profondo per i rapporti tra Chiesa e Stato, conservando una forte originalità di pensiero, condivisibile o meno.

sabato 20 giugno 2009

Filotea foglio settimanale n.24 20.06.2009

Profezia evangelica o miracoli a buon mercato?

E’ appena uscito ed è già destinato agli allori dei bestseller in formato economico, quelli che vanno a finire tra le mani di centinaia di migliaia di persone. Senza contare che la beatificazione di papa Giovanni Paolo II dovrebbe concretizzarsi il prossimo anno, salvo altri colpi di scena.
Il libro è quello di Antonio Socci, I segreti di Karol Wojtyla. A pubblicarlo è la casa editrice Rizzoli.
Socci scrive bene, molto bene, ci mette passione in quello che fa, è convinto che quello che dice abbia un risvolto esistenziale nella vita delle persone che lo leggono.
E ha scelto di occuparsi di un aspetto della fede cristiana, che la chiesa sta mettendo in secondo piano, in nome di un’autorità della ragione, che dovrebbe essere invece complementare.
L’aspetto in questione, e non è poco, è la dimensione soprannaturale della fede cristiana.
Dal suo libro emerge un uomo, Karol Wojtyla, che dimostra capacità profetiche, quasi comprendesse qualcosa che gli altri non comprendono.
Gli episodi narrati sono davvero tanti, le testimonianze paiono anche credibili, il suo commiato da Cracovia, la sua elezione a Papa, il suo incontro con padre Pio, gli eventi legati a Fatima e all’attentato subito in Vaticano, così come altri momenti legati alla storia della chiesa e dell’umanità.
Nella storia raccontata da Socci, Wojtyla appare così come è stato vissuto da molti cristiani: un profeta per tutta la chiesa.
Tra profezie, evangeliche, e miracoli e a buon mercato, però, c’è un abisso.
C’è tanta voglia in giro di appartenere ad una chiesa profetica, soprannaturale, una chiesa evangelica, in poche parole. Ma non è giusto offrire ai cristiani miracoli segreti, che muoverebbero la storia e che solo a pochi è dato conoscere.
E’ come tornare ai primi tempi delle comunità cristiane, quando gli gnostici sostenevano che c’è un messaggio segreto che Gesù avrebbe rivelato solo a pochi e che non tutti sono destinati a conoscere. E’ come puntare su una perversione troppo facile e rischiosa: salvarsi perché si conoscono cose che non tutti possono sapere, appunto, i segreti di Karol Wojtyla.